Recruiting Millennials: come attrarli, assumerli e trattenerli in azienda?

Recruiting Millennials: come attrarli, assumerli e trattenerli in azienda?

Millennials. Molti recruiter in questi anni si pongono la stessa domanda: come attrarli, reclutarli e trattenerli in azienda? “Fare recruiting e retention dei Millennials è un’impresa molto difficile”, quante volte abbiamo sentito questa frase nei corridoi dei convegni su Risorse umane e Recruiting! Ma è davvero così?

Noi di In-recruiting crediamo che attorno al tema dei Millennials esistano molti luoghi comuni e per questo motivo vogliamo fare un po’ di chiarezza e sfatare qualche mito.

 

Partiamo da un assunto, ripetuto tante volte in questo blog: il recruiting è sostanzialmente un’attività di marketing e come qualsiasi attività di marketing deve comunicare efficacemente al proprio target di riferimento.

Per questo motivo, quando si parla di recruiting di Millennials, bisogna prima di tutto capire meglio chi sono questi “Millennials”. Come farlo? Mettendosi in ascolto, analizzando dati, incrociandoli e soprattutto… non fidandosi ciecamente di stereotipi e miti diffusi dal stampa e blog generalisti.
First thing first, esplicitiamo le nostre fonti di riferimento: abbiamo basato la nostra analisi su quanto emerso nel World Economic Forum Annual Meeting 2017. Abbiamo anche considerato la ricerca WorkMartyrsCautionaryTale condotta da GfK, lo studio McKinsey, la ricerca Goldman Sachs Global Investment Research e la ricerca Yahoo su dati Nielsen. Per quanto riguarda i Millennials italiani facciamo riferimento al Rapporto Coop 2016.

Chi sono i Millennials?

I Millennials (anche conosciuti come Generazione Y) sono la generazione di persone nate tra il 1980 e il 2000, di conseguenza facciamo riferimento a chi oggi (nel 2017) ha tra i 17 e i 37 anni. Per la prima volta i Millennials sono stati teorizzati da William Strauss e Neil Howe, due storici, verso la fine degli anni ‘80.

La generazione che li precede è la Generation X (i nati tra il 1960 e il 1980), mentre quella che li segue è la Generazione Z dei nati tra il 1994 e il 2010, entrata per la prima volta nel mondo del lavoro nel 2016.

Quali sono le caratteristiche delle Generazione Y (Millennials)?

Secondo una ricerca di Yahoo, queste sono le 4 caratteristiche principali degli appartenenti alla Generazione Y.

1. I Millennials rappresentano la prima generazione realmente globale.
2. Sono la prima generazione di nativi digitali e fanno un uso massiccio di internet (in Italia corrispondono al 76% degli utenti online), in particolare dei device mobile (il 96% utilizza smartphone o tablet).
3. Sono collaboratori di natura e presentano un minore tasso di competitività rispetto alle generazioni precedenti.
4. Definiscono la loro identità attraverso l’espressione di sé, spesso veicolata dai social network.

caratteristiche dei millennials

Questa generazione è stata la prima a sperimentare la cosiddetta “Grande Recessione”, ossia la crisi economica a cavallo tra il 2007 e il 2010. E’ la generazione con il tasso di disoccupazione più alto (37,6%) e con la più alta età media di uscita dal nucleo familiare. Secondo importanti studi (come lo studio McKinsey) sarà la prima generazione a stare peggio di quella dei propri genitori.

Per un approfondimento rimandiamo all’infografica animata sulla Gen Y creata da Goldman Sachs.

Perchè i Millennials sono importanti per chi si occupa di recruiting?

I Millennials dovrebbero interessare molto a tutti coloro che si occupano di recruiting, Employer Branding e Talent Acquisition. Perchè? Per scoprirlo, diamo un’occhiata alle proiezioni della popolazione mondiale nei prossimi anni.

millennials proiezioni popolazione mondialecrescita popolazione millennialsCosa possiamo desumere da questi grafici?
In America i Millennials hanno già superato in numero i membri della generazione precedente (la Generazione X dei nati negli anni 1960-1980). In Italia parlando di Millennials facciamo riferimento a circa 11,2 milioni di persone diviso tra nord Italia (42%) centro (19%), sud e isole (39%).

Oggi i Millennials sono circa un terzo della forza lavoro, ma entro il 2020 rappresenteranno più del 50% della forza lavoro a livello globale.
Molti hanno detto che i Millennials sono dei Job Hopper (ossia saltano da un lavoro all’altro) e questa definizione è in parte corretta: entro i 30 anni i Millennials avranno cambiato circa il doppio dei lavori rispetto ad un membro della Gen X e almeno 3 volte tanto il numero delle aziende rispetto ad un Baby Boomers (i nati subito dopo la seconda guerra mondiale, tra il 1945 e il 1964).

Il cambiamento non è solo contestuale ma percettivo, pare infatti che la nuova Generazione Y abbia introiettato questa condizione di precarietà: il 41% dei Baby Boomers pensa che un lavoratore debba stare in un’azienda almeno per 5 anni prima di cercare nuovo lavoro, ma solo il 13% dei Millennials è d’accordo (Fonte: Glassdoor – 50 recruitment stats that make you think).

Con il progressivo cambiamento della composizione della forza-lavoro, le aziende avranno bisogno di modificare le loro strategie di recruiting se vogliono rimanere competitive.

Millennials Italia

Millennials al lavoro: sfatiamo qualche mito

Come sono i Millennials al lavoro? Nonostante il Times li abbia definiti nel 2013 “ragazzini pigri e narcisisti focalizzati sui propri smartphone che vivono ancora con la propria famiglia”, la realtà è ben diversa. Recenti studi mostrano come delle vecchie idee su membri della Gen Y fossero solo stereotipi e semplificazioni della realtà (Fonte: World Economic Forum Annual Meeting 2017).

#1 Mito: i Millennials sono pigri.
Falso: Lo studio 2016 US workplace study ha mostrato come in realtà sia più frequente che un Millennials sia stacanovista e dipendente dal lavoro. E’ emerso come più del 40% dei workaholic è un millennials. Lo studio ha dimostrato, inoltre, che è probabile per un Millennials di non godere completamente delle proprie ferie.
In Italia, secondo il rapporto Rapporto Coop 2016, 3,8 milioni dei Millennials fanno straordinari con regolarità e lavorano anche durante il weekend (il 17% in più rispetto ai membri della Generazione X che li ha preceduti).

#2 Mito: i Millennials hanno bisogno di uno Scopo nel lavoro.
Vero e Falso: da un lato è corretta l’idea per un Millennials è importante avere un impatto nel mondo e nel lavoro (il 74% dei millennials intervistati da LinkedIn ha dichiarato di voler sapere se il loro lavoro ha un impatto nel mondo), ma dall’altro per un Millennials è anche importante la retribuzione e anche le possibilità di carriera (come confermato dallo studio Global Shapers Survey 2016 del World Economic Forum).

lavoro cosa vogliono i millennialsQuesto non deve stupire, come riporta lo studio del World Economic Forum “arrivare nel mondo del lavoro nel corso di una dura crisi economica ha delle conseguenze. Quando i Millennials trovano lavoro, portano in loro un forte desiderio di mettersi alla prova, intensificato ancora di più dalla lunga e dolorosa ricerca di lavoro che ha preceduto l’assunzione.”

#3 Mito: i Millennials sono egoisti e focalizzati su sé stessi.
Falso: per molto tempo si è sostenuto che i Millennials fossero egocentrici, tanto che qualcuno li ha anche definiti “me, me, me generation”. In realtà la ricerca del WEF sconfessa questa convinzione, molti Millennials si sentono cittadini globali e sono attenti anche alle esigenze degli altri (ad es., relativamente al tema dei rifugiati, il 74% li accoglierebbe nel proprio paese).

#4 Mito: I Millennials sono una generazione di pessimisti stressati.
Falso: come confermato dallo studio McKinsey, la Generazione Y sarà la prima generazione che starà peggio di quella dei propri genitori, quindi è normale un certo grado di pessimismo. Ma, nonostante questo, dei 26.000 Millennials che hanno risposto al sondaggio del World Economic Forum, il 70% sostiene che il mondo sia pieno di opportunità.

millennials opportunit lavoro
Sicuramente in Italia il livello di ottimismo è minore. Il rapporto Coop 2016 fa emergere come i Millennials italiani generalmente siano pessimisti sul futuro, tendenzialmente insicuri e infelici molto più dei loro coetanei europei.

lavoro generazione millennials y

Lavoro: quali sono le differenze tra la Generazione Y, la Generazione X ed i Baby Boomers?

L’approccio al lavoro dei Millennials è molto differente rispetto a quello delle precedenti generazioni. E’ importante che un recruiter o un responsabile delle Risorse umane sia consapevole delle rispettive differenze se vuole sfruttare i punti di forza e di debolezza di ogni generazione.

Ma quali sono i punti di forza e di debolezza della Generazione Y, della Generazione X o dei Baby Boomers? Un’interessante studio di EY ci aiuta ad identificarli.

millennials vs baby boomers lavoroRecruiting Millennials: strategie e tattiche per reclutare chi fa parte della Generazione Y

Una volta eliminati alcuni degli stereotipi più comuni, bisogna rispondere alla domanda: quali sono le strategie di Talent Acquisition più adatte a attrarre, intercettare e reclutare i Millennials?

Ecco 4 consigli utili per chi è interessato a fare campagne di recruiting rivolte ai Millennials.

Capisci cosa motiva realmente un Millennials.
Nel 2016 LinkedIn ha fatto una ricerca chiedendo a 26.000 membri appartenenti alla Gen Y cosa li motivasse realmente. E’ emerso che l’elemento più importante è la retribuzione, seguito in seconda posizione dallo sviluppo professionale e le opportunità di avanzamento professionale. Questi dati sono confermati quasi totalmente anche da successivi studi, come la ricerca Global Shapers Survey 2016 del World Economic Forum.

recruitment millennials

Se questi sono le leve motivazionali più importanti, se si vogliono attrarre e coinvolgere in azienda i Millennials diventa sempre più importante investire in formazione, mentorship e presentare fin da subito le opportunità di carriera che possano soddisfare i loro bisogni. Quando farlo? In ogni punto di contatto (candidate touchpoint) che l’azienda ha con il candidato nel corso del suo candidate journey: sul sito aziendale, sui social network, all’interno delle job description, durante i colloqui e anche nel corso delle negoziazioni salariali.

Usa tattiche di Social media recruiting e racconta la tua azienda.
“Non puoi non comunicare.” Il primo assioma della comunicazione di Paul Watzlawick ha molto a che vedere con il recruiting. Nel 2017 un’azienda che non ha una presenza sui principali social network comunica (anche se non c’è stata una scelta esplicita) un messaggio molto chiaro: “non voglio comunicare con te e non voglio raccontare la mia azienda.”

E allora perchè un Millennials dovrebbe voler venire a lavorare proprio nella tua azienda?

I dati ci dicono che il 62% dei Millennials in cerca di lavoro visitano le pagine nei social network per trovare informazioni relative ad un’azienda e alle posizioni aperte. E spesso non cercano solo una lista di posizioni aperte, ma vogliono comprendere meglio la cultura aziendale e per far questo navigano nella pagina LinkedIn, Facebook e Twitter ma non solo: cercano anche se è presente un blog aziendale e vanno a leggere le recensioni dei dipendenti su Glassdoor.
Se vuoi reclutare un Millennials, allora devi investire sull’Employer Branding della tua azienda e in strategie di Social recruiting per raccontarti e rispondere alla domanda “perchè dovrei venire a lavorare nella vostra azienda?”.
Bisogna però fare attenzione: è pericoloso (e sconsigliato) vendere un’immagine fittizia della propria azienda. Sarà anche possibile reclutare un Millennials, ma sicuramente diventerà molto complicato trattenere una risorsa che si è sentita tradita (sempre che questa non trovi prima, proprio nei social network o leggendo le recensioni degli ex dipendenti, qualche indizio della bugia e decida di rifiutare la vostra offerta).

Investi sul mobile recruiting.
“Il medium è il messaggio.” scriveva Malcom McLuhan in tempi non sospetti. Secondo il Rapporto Coop 2016 in Italia il 76% degli utenti online è un Millennials. Inoltre l’89% dei candidati cerca lavoro tramite un device mobile (smartphone e tablet). Nonostante questo, una ricerca di Adecco USA, l’89% delle aziende oggi non stanno investendo adeguatamente in tecnologie di recruitment mobile friendly.

millennials italiani

Il nostro consiglio per approcciare un job seeker della Generazione Y è: costruisci un sito mobile friendly. Se la tua azienda utilizza già un recruitment software ATS per attrarre, organizzare e filtrare CV, assicurati che anch’esso sia mobile friendly (il 40% dei candidati che prova ad inviare una candidatura tramite mobile abbandona il processo se l’ATS non è mobile friendly. Fonte: CareerBuilder).

Abbraccia il Recruiting marketing
I Millennials tendono a trattare il tema del lavoro come fossero dei consumatori. Hanno la capacità di fare ricerche approfondite su una posizione aperta, sull’azienda e anche sul recruiter che li intervisterà, molto prima di mettere un piede nella stanza dove si terrà il colloquio.
Considerato questo, l’approccio dei recruiter deve cambiare, i dipartimenti di recruiting dovrebbero iniziare a pensare come dei marketers abbracciando il Recruiting marketing, ad esempio con queste azioni:

Indaga sul modo di pensare dei candidati che vorrebbero attrarre (per esempio creando delle Candidate personas dei tuoi candidati target).

Cerca di comprendere tutto il processo di interazione candidato-azienda (hai provato a fare con il tuo team l’esercizio della candidate journey map?).

Adotta le nuove tecnologie di recruiting in grado di automatizzare le operazioni più ripetitive (come la pubblicazione annunci, la creazione di un database centralizzato CV e lo screening) così da focalizzarti esclusivamente nell’attrarre e selezionare efficacemente i Millennials, senza la frustrazione di dover gestire anche tutte le operazioni routinarie.

Crediamo che il cambiamento debba essere affrontato gradualmente. Il nostro consiglio è quello di partire con azioni semplici, ad esempio facendo gli esercizi proposti in quest’articolo, per poi passare al livello successivo testando i recruiting software di nuova generazione, per capire in che modo possano migliorare il proprio lavoro quotidiano.

Segnaliamo, per chi fosse interessato, che la nostra Piattaforma di recruiting (In-recruiting) può essere testata gratuitamente per 14 giorni.

#Buon recruiting!