Feedback ai candidati: perché non dovresti mai dimenticartene

Feedback ai candidati: perché non dovresti mai dimenticartene

Pensa a tutte le volte che hai fatto qualcosa di nuovo nel tuo lavoro e i tuoi colleghi se ne sono accorti, dandoti un riscontro. O a quelle volte in cui proponi un’idea e questa non solo viene accolta, ma chi l’ascolta fornisce un suo parere.

Queste due situazioni sono degli esempi, ma siamo certi che sono contesti in cui ti sei trovato bene specie se il feedback è stato positivo.
Dare un feedback è infatti un dono che si fa a una persona che, quando lo riceve, potrà imparare qualcosa in più. Questo avviene sia se il parere è positivo che negativo.
L’etimologia della parola anglosassone ha infatti in sé sia la parola “feed” nutrire che “back” indietro. Vale a dire che quello che si riceve indietro è comunque un nutrimento perché se qualcuno si prende la briga di dirci cosa ne pensa, ci aiuta a diventare più consapevoli e di conseguenza a crescere.

L’importanza dei feedback nel processo di recruiting

E nel mondo HR come funziona? Ammettiamolo: non sempre si danno i feedback, specie ai candidati che non riescono a capire come sia andato il loro colloquio, l’eventuale prova scritta che hanno sostenuto e così via. E invece il feedback nel processo di recruitment è fondamentale sia per migliorare il rapporto con i candidati nonché l’intero processo di ricerca e selezione che per la reputazione dell’azienda. E non solo: il feedback può aiutare il team HR a lavorare meglio e, ovviamente, nei confronti del candidato è un modo per dimostrare rispetto e aiutarlo a prendere il massimo dall’esperienza fatta.

Detto questo, cerchiamo invece di capire perché il feedback fa bene sia a chi lo riceve ma anche e soprattutto a chi lo dà: ossia i recruiter.

Quando dare un feedback ai candidati

feedaback ai candidati

Il feedback dovrebbe entrare a pieno titolo nel processo di recruitment. E quali sono i momenti in cui un riscontro non dovrebbe mai mancare?

Sostanzialmente tutti, già a partire dalla ricezione del curriculum. Ti starai chiedendo: “Come faccio se ne ricevo tantissimi?”. Certo, la quantità non aiuta, ma in questo può venire sicuramente incontro un software ATS come In-recruiting attraverso il quale puoi impostare un messaggio di risposta automatica che al candidato può suonare più o meno così: “Ho ricevuto il tuo cv e lo sto valutando”.

Questo è importante per ogni persona che ha impiegato del tempo per leggere l’annuncio, capire se l’azienda fa al caso suo e poi candidarsi.

Anche perché dare una risposta può servire soprattutto in futuro. Se la selezione non dovesse procedere, potresti comunque avere bisogno di quella persona successivamente: potrebbero tornare utili le sue competenze o potrebbe andare a lavorare in un’azienda cliente. Meglio non trascurare nessuna fase del processo: per fare tutto al meglio uno strumento ideale può essere l’hiring pipeline che permette appunto di monitorare l’andamento di ogni fase. Oltre a dare un riscontro alla persona nel momento in cui ha inviato il CV, dovresti anche fargli sapere se dallo screening è risultato compatibile con la posizione ricercata o no. Perché rispondere di aver ricevuto il curriculum senza dire com’è andata a finire, vuol dire lasciarlo in sospeso. 

Se invece l’iter di selezione procede bene e la persona viene contattata per un colloquio, il feedback diventa ancora più importante. L’hai conosciuta, avete instaurato un dialogo, avete impiegato del tempo, è giusto farle sapere se è stato proficuo o meno. E anche se non verrà assunta, è importante fare sapere a quella persona il perché.

Il feedback dopo un colloquio è fondamentale. Inutile promettere “Le faremo sapere”, magari dando anche una data entro cui questo “responso” sarà dato e poi far cadere tutto nel vuoto. I candidati se l’aspettano e valutano la serietà di un’azienda anche da questo punto di vista.

Perché dare un feedback ai candidati serve anche all’azienda

Dare un feedback infatti può servire in primis all’organizzazione per cui lavori così come al processo di recruiting e ovviamente al candidato. Vediamo i vari motivi.

Dal punto di vista dell’azienda, un candidato/a che non riceve un feedback può inficiare il processo di recruitment. Come? Parlando male dell’azienda sui social e accusandola di essere poco trasparente ed attenta alle persone. Anche perché, come sappiamo, prima di candidarsi le persone cercano informazioni e trovare commenti negativi sui vari social o addirittura dei post sui blog in cui si parla della pessima esperienza, può davvero compromettere il processo di talent acquisition.
Senza dimenticare, poi che un candidato insoddisfatto può diventare un cliente insoddisfatto, con tutto quello che comporta: lamentale, post sui social negativi, continue chiamate al servizio clienti ecc…

Perché dare un feedback ai candidati aiuta a farli crescere

feedback ai candidati

Lato candidati, ricevere un riscontro può significare tantissime cose. Come dicevamo, è un dono che può aiutare chi lo riceve a crescere e a capire quali sono i comportamenti sbagliati in modo da non assumerli più.

Può essere anche un momento di crescita professionale: se durante il colloquio hai constatato che al candidato mancano delle competenze necessarie per quel ruolo, potrai consigliare corsi, strumenti gratuiti o altro per aiutarlo ad acquisirle. Inoltre, tutti i consigli che potrai dare vengono da una persona sicuramente più esperta e, pensando ai più giovani, si tratta di occasioni di confronto davvero rare, specie se questi feedback vengono dati dal vivo. Inoltre, un feedback, sia via e-mail che vis à vis, può essere l’occasione per dare suggerimenti su come migliorare il curriculum, su come rispondere alle e-mail e tanto altro ancora.

Se poi si è “scartato” un candidato perché non era perfettamente in linea con le caratteristiche ricercate, non è detto che non possa rientrare in una talent pool ed essere ricontattato quando si presenta una nuova occasione. Se ci si mantiene in buoni rapporti questo è ancora più facile.

Ecco perché ogni feedback, per “nutrire” davvero, deve essere dato in modo empatico, autentico e attento a chi si ha di fronte. 

Il feedback come strumento di miglioramento ma anche di engagement

Il feedback, poi, può essere un modo per migliorare l’intero processo di recruitment. Come? Se per esempio si chiede ai candidati di dare un’opinione, magari sottoponendo loro un questionario online su com’è andata la selezione, si riescono ad avere dei dati preziosi per capire come ottimizzare ogni interazione.

Questo non serve solo alla persona che magari ha fatto il colloquio, ma all’intero team che si occupa di selezione che, in questo modo, è allineato su cosa fare per migliorare. Leggere i pareri dei destinatari del processo di recruitment è qualcosa di molto potente che può contribuire al miglioramento del processo di recruiting più di qualsiasi opinione abbia un recruiter che, però, non è dall’altra parte.

Puoi decidere di somministrare dei questionari anonimi tra una fase e l’altra del processo di selezione o somministrare il questionario subito dopo il colloquio. Se tutto il team parteciperà a questa raccolta dati questo sarà un ottimo modo per fare engagement e rendere tutti i componenti partecipi di questo eventuale miglioramento. Ogni persona del team infatti, leggendo determinate risposte, potrebbe farsi venire delle idee per migliorare una determinata fase, per coinvolgere di più gli aspiranti candidati con l’annuncio o altro ancora.

Raccogliere feedback dunque è importante per avere uno sguardo obiettivo e un parere a tutto tondo: sia da parte di chi verrà assunto che di chi non proseguirà con la tua azienda. Il feedback è oro per i candidati, per i recruiter e per far crescere l’intera squadra. 

Dare un feedback ai candidati con In-recruiting

Fin qui tutto chiaro, ma come fare nella pratica a gestire i feedback al meglio? La risposta è con un software ATS come In-recruiting che permette di gestire tutto sia lato candidati che con i colleghi del proprio team di selezione.

Ecco alcuni vantaggi dell’utilizzo per i candidati:

  • potrai inviare e-mail singole e personalizzate creando fin dall’inizio un rapporto con il candidato;
  • potrai inviare dei feedback per comunicare di avere ricevuto il cv
  • potrai inviare feedback rapidi tramite WhatsApp
  • potrai far sapere a che punto è la selezione, grazie all’hiring pipeline
  • potrei dare un riscontro personalizzato dopo il colloquio.

Come dicevamo, il software ATS aiuta la gestione dei feedback anche con i propri colleghi del team HR. Ecco come:

  • ogni persona del team potrà gestire e modificare lo stato dell’annuncio
  • ogni persona del team potrà modificare lo stato della selezione
  • tutti possono inserire dei commenti interni che ognuno potrà leggere
  • si possono aggiungere note dopo il colloquio
  • si possono condividere i feedback con i clienti: questo nel caso delle Agenzie per il Lavoro è un aspetto tutt’altro che trascurabile.

Ricorda: il feedback è un dono e se usato al meglio, può diventare un feedforward, ossia un modo per passare subito a delle soluzioni pratiche e guardare avanti. 

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