RAL negli annunci di lavoro: perché inserirla? (E non solo per la direttiva europea)
Il Parlamento Europeo ha invitato gli stati membri ad adeguarsi entro il 2026 e a multare le aziende che non recepiranno l’indicazione. Al di là di questo, ora che la deadline si avvicina, è importante capire perché inserire la RAL negli annunci di lavoro è fondamentale. Scopriamolo insieme.
Mettere o no la RAL negli annunci di lavoro? Aggiornare quel job posting online da mesi o settimane con questa informazione o dire alla società di recruiting di indicare un range previsto di stipendio? Sono domande che probabilmente chi si occupa di selezione e personale si è sicuramente posto, optando probabilmente per non inserire lo stipendio previsto. Da quando poi, il 30 marzo 2023, ben 2 anni e mezzo fa, il Parlamento Europeo ha sparigliato le carte e ha reso obbligatorio per le aziende l’inserimento della RAL, il tema è diventato ancora più cruciale.
La direttiva, pubblicata il 17 maggio 2023 (legge n. 2023/970), ha infatti previsto che gli Stati membri si adeguino entro il 7 giugno del 2026. Qualora le aziende che cercano personale non indichino chiaramente i salari, gli stati membri dovranno mettere in atto “sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive, come multe”.
Ma perché inserire la RAL è così importante? E perché le aziende spesso non lo fanno? E quali potrebbero essere i vantaggi, invece, al di là degli obblighi previsti?
In questo articolo proviamo a fare una riflessione per analizzare la questione a tutto tondo.
SOMMARIO
- Cos’è la RAL e perché è importante
- Perché la RAL non viene inserita negli annunci di lavoro?
- Cosa dice la direttiva del Parlamento Europeo
- Perché inserire la RAL è importante?
- Come comunicare la RAL negli annunci grazie a un software ATS
Cos’è la RAL e perché è importante
Con l’acronimo RAL si intende la retribuzione annua lorda, vale a dire l’importo che il datore di lavoro propone al futuro dipendente in fase di assunzione e che può essere di fatto concordato, sebbene i CCNL (contratti collettivi nazionali di lavoro), qualora siano applicabili, diano già delle indicazioni in merito.
La RAL comprende:
- ogni retribuzione mensile lorda (comprese eventuali tredicesime e quattordicesime);
- ritenute previdenziali e assistenziali;
- trattenute IRPEF.
La RAL non prevede eventuali bonus esentasse come possono essere per esempio i fringe benefit in busta paga (fino a una certa somma, per l’anno corrente 3000 euro per i dipendenti con i figli, fino a 2000 euro per tutti gli altri) e le detrazioni fiscali da lavoro dipendente che spettano per legge. Cifre che aumentano lo stipendio netto, ma non contribuiscono alla RAL.
Perché la RAL è un fattore cruciale per aziende e candidati?
Per tanti motivi: all’azienda permette di formulare, tramite il corrispettivo economico, quanto è disposta a offrire a fronte di una determinata esperienza, anni di lavoro, tipologie di aziende nelle quali si è lavorato, competenze tecniche e trasversali ecc. Inoltre, è un segnale per far capire quanto può investire in un certo momento per una figura professionale, e quali potranno essere eventuali percorsi di carriera futuri.
Per i candidati, invece, la RAL è un’informazione che permette di capire qual è il valore della professione sul mercato – sempre dal punto di vista economico – ma anche di considerare le varie offerte prima di accettarne una. Una RAL evidente nell’annuncio di lavoro diventa un aspetto utile, a chi è alla ricerca di una nuova opportunità professionale, per fare una scrematura, evitando di intraprendere un processo di selezione che non soddisfa le aspettative economiche.
Perché la RAL non viene inserita negli annunci di lavoro?
Nonostante la sua cruciale importanza, secondo l’Osservatorio HR di Zucchetti, solo il 27% delle aziende italiane inserisce la RAL negli annunci di lavoro. Sebbene l’Italia non sia l’unico Paese a omettere questa importante informazione, a influire su questa scelta possono essere determinati fattori.
Tra questi, ci possono essere i già citati CCNL, ossia i Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro, le cui condizioni sono pubbliche. Pertanto si potrebbe pensare che basti indicare il livello contrattuale previsto in modo che sia il lavoratore o la lavoratrice a capire quale sarà il suo stipendio medio.
Questa potrebbe essere sicuramente una giustificazione, ma probabilmente alcune aziende non indicano la RAL perché tendono a voler ottenere il massimo profitto “spendendo meno”.
Cosa significa? Che non indicando lo stipendio previsto, in fase di colloquio, in base alla tipologia di candidato che hanno davanti, possono negoziare una determinata cifra. Cosa che è possibile fare sia quando non c’è un CCNL di riferimento che affidandosi al minimo previsto dalla contrattazione collettiva.
Altro motivo che può portare a non indicare la RAL negli annunci di lavoro è il non voler “prestare il fianco” alla concorrenza. Vale a dire: si pensa che, pubblicando lo stipendio che si intende dare, si spiani la strada a un concorrente che sta cercando una figura simile. In fondo, a quello basterebbe alzare la RAL per risultare più attrattivo (anche se, come sappiamo, al giorno d’oggi concorrono altri fattori oltre allo stipendio). Mantenere il segreto retributivo per alcune aziende può voler dire sbaragliare, o meglio credere di farlo, la concorrenza.
Ci sono poi aziende che preferiscono non diffondere la RAL per non creare astio internamente. Potrebbero infatti esserci dipendenti che, per lo stesso ruolo, hanno già chiesto un aumento di stipendio senza ottenerlo oppure c’è chi potrebbe pensare che a un neoassunto/a che non conosce l’azienda venga riconosciuto un compenso più alto (magari anche leggermente) rispetto a chi invece lavora lì da parecchi anni.
Altro motivo, infine, potrebbe essere il riconoscere uno stipendio maggiore ai dipendenti uomini rispetto alle donne che ricoprono lo stesso ruolo.
Come sappiamo in Italia, il gender pay gap è particolarmente alto e, stando agli ultimi dati diffusi dal Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’INPS nel 2025, relativi al 2022, le donne hanno in media una retribuzione giornaliera di circa il 20% più bassa dei loro colleghi.

Cosa dice la direttiva del Parlamento Europeo
La direttiva del Parlamento Europeo ha come obiettivo principale proprio quello di diminuire la disparità salariale e attuare la parità di genere anche attraverso gli stipendi. Introduce la trasparenza retributiva prima dell’assunzione e prevede che chiunque si candidi per un annuncio di lavoro abbia diritto a ricevere informazioni come la retribuzione iniziale prevista o la fascia da attribuire alla posizione sulla base di criteri oggettivi e neutri per quel che riguarda il profilo di genere e, qualora sia previsto, le disposizioni del CCNL applicate in relazione alla posizione aperta.
Pay transparency for job-seekers – Employers will have to provide information about the initial pay level or its range in the job vacancy notice or before the job interview. Employers will not be allowed to ask prospective workers about their pay history
Inoltre:
La direttiva introduce anche il divieto di chiedere ai candidati lo stipendio precedente in qualsiasi fase della selezione. Questo per evitare che la proposta di RAL faccia riferimento alla posizione precedente e impedisca di contrattare per il nuovo ruolo.
Perché inserire la RAL?
Al di là della direttiva europea, perché per un’azienda è importante inserire la RAL, checché se ne pensi? Per svariati motivi che andiamo a esplorare singolarmente.
Ridurre il gender gap ed essere più attrattive
Dichiarare la RAL negli annunci di lavoro aiuta le aziende a fare dei grossi passi in avanti per la parità di genere. In questo modo, persone che appartengono a diverse identità di genere sanno di non essere discriminate per quello che sono e che verranno pagate in base al ruolo che ricoprono. Questo rende un’azienda maggiormente attrattiva, spesso più di quanto possano fare determinati contenuti in cui si promuovono dei valori che poi non trovano riscontro nella realtà.
Senza dimenticare che la Generazione Z è molto attenta a questi aspetti e sceglie l’azienda per cui candidarsi anche in base alle informazioni che riesce a reperire e “osservando” come si comporta.
Crea un rapporto di trasparenza e fiducia fin da subito
Inserire la RAL vuol dire gettare le basi per creare un rapporto di trasparenza e fiducia fin da subito con i candidati che può soltanto crescere una volta che saranno saliti a bordo.
Per un’azienda essere chiara su un aspetto importante come lo stipendio vuol dire infatti avere a cuore le persone, percepirne il valore, mostrare quello che può dare in quel momento – indicando, magari in sede di colloquio, le opportunità di carriera – e far capire qual è il punto di partenza.
Allontana i candidati “non adatti”
Inserire la RAL, anche se può sembrare paradossale, può essere un deterrente per chi non è adatto a quella posizione e all’azienda stessa. Spesso le persone si candidano “a pioggia”: vedono un annuncio e inviano il CV sperando che, pescando nel mucchio, vengano contattati.
Se lo stipendio viene percepito come troppo basso rispetto all’opinione che il candidato ha di sé, probabilmente non risponderà all’annuncio, idem se dovesse sembrare particolarmente alto, in quel caso potrebbe riflettere sul fatto che forse non ha tutte le competenze per quel ruolo. A ogni modo, la RAL è sicuramente un elemento che dà “da pensare”.
Come comunicare la RAL negli annunci grazie a un software ATS
Con la Direttiva Europea sulla parità salariale e la trasparenza retributiva, le aziende saranno tenute a comunicare la retribuzione prevista per una posizione prima del colloquio di lavoro.
Per supportare le organizzazioni nell’adeguamento alla normativa, un aiuto concreto può arrivare da un software ATS come Inrecruting. L’introduzione del nuovo campo “Retribuzione” nella creazione di un annuncio di lavoro permette di:
- indicare l’importo della retribuzione, in forma puntuale o come range;
- specificare la valuta;
- definire il periodo di riferimento (ossia giornaliero, mensile, annuale).
Si aggiunge a questa novità anche la possibilità di indicare sin da subito eventuali benefit e retribuzioni supplementari in fase di pubblicazione dell’annuncio.
Se vuoi approfondire queste novità di Inrecruiting, richiedi un approfondimento dedicato.

Giornalista, content strategist e formatrice
Siciliana trapiantata a Milano, città che ama molto come la sua terra. Giornalista, SEO copywriter, formatrice e amante del live tweeting, scrive per varie testate e blog aziendali di lavoro, risorse umane e tanto altro.
Ha scritto nel 2020 il suo primo libro “Scrivere per informare” insieme a Riccardo Esposito, edito da Flacowski e nel 2021 altri due: “L’impresa come media” e “Content marketing per eventi“.
Ama il mare, la bici, la pizza, i libri, le chiacchiere all’aperto.